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Mostre 2018-03-26T16:17:58+00:00

NELLA TOMBA DI TUTANKHAMON
Splendidamente ricostruita in scala 1:1, la camera funeraria di Tutankhamon è visitabile a “tourismA 2017” per tutta la durata del Salone grazie a Cultour Active. Una realizzazione firmata Gianni Moro (GM Arredamenti) su progetto scientifico dell’egittologa Donatella Avanzo e con la supervisione di Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari Venezia), Alessandro Roccati (emerito Università di Torino) e Paola Zanovello (Università di Padova).
Ingresso gratuito (senza prenotazione)

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Pitture della camera sepolcrale
La camera funeraria di Tutankhamon è l’unica parte della tomba (KV62) che riporta decorazioni parietali. Sulla parete ovest si osservano dodici babbuini, ognuno accovacciato entro un registro rettangolare, sovrastati dalla barca notturna della divinità solare rappresentata nella sua forma di scarabeo Kheper e preceduti da tre divinità maschili e due femminili (scena tratta dalla prima ora del libro dell’Amduat). Sulla parete nord, di fronte all’ingresso, a partire da destra, è raffigurata la mummia del giovane defunto Tutankhamon di fronte al suo successore Ay, che veste la pelle di leopardo tipica della figura del sacerdote-sem, officiante il rituale dell’Apertura della bocca, suggerito anche dagli strumenti raffigurati sul basso tavolino situato tra le due figure stanti assieme a cinque ciotole d’incenso. Sulla medesima parete, al centro, troviamo Tutankhamon di fronte alla dea Nut, che porge le mani con due geroglifici che rappresentano l’acqua. Sul lato sinistro della parete nord, infine, Tutankhamon e il suo Kha sono al cospetto di Osiride, le mani del defunto e della divinità sono vicendevolmente protese in un abbraccio. Sulla parete est è rappresentato il corteo funebre del giovane faraone, aperto da dodici alti funzionari che trainano una sorta di slitta su cui è adagiato il baldacchino che ospita la mummia del re. La parete sud riporta una scena di accoglienza del re nell’aldilà da parte delle divinità Hator e Anubi.

L’arte della riproduzione per salvare i monumenti originali
Lo stato di conservazione delle pitture della KV62, così come di tante altre tombe della Valle dei Re e delle Regine, desta serie preoccupazioni per il futuro di tale inestimabile patrimonio archeologico. A evitare che vada perduta per sempre, anche la tomba di Tutankhamon seguirà giustamente il destino di altre famosissime sepolture regali, ormai chiuse da anni per limitare i danneggiamenti causati da numerosi fattori ambientali che diventano difficilmente controllabili in caso di afflusso turistico. È qui che entra in gioco la risorsa dell’arte della riproduzione, che permette ai visitatori di vivere un’esperienza quanto mai vicina all’originale in caso quest’ultimo non sia più visitabile, ma anche in caso di impossibilità di recarsi nel luogo che ospita il monumento.

La realizzazione della camera funeraria a grandezza reale esposta a “tourismA 2017” è stata possibile grazie all’iniziativa del signor Gianni Moro, il quale, dopo un attento esame del materiale fotografico (fornitogli dai fotografi Giacomo Lovera e Sandro Vannini) relativo alla struttura esterna e alle pitture presenti all’interno della tomba, ha progettato e realizzato una struttura portante in materiale ligneo, rivestita nelle parti interne da un intonaco speciale e innovativo sulla cui superficie è stato applicato il ciclo pittorico con una tecnologia avanzatissima. Per la parte relativa al soffitto sono state prese in considerazione le fotografie scattate da Howard Carter al momento della scoperta.
Tale genere di riproduzione si propone di contribuire al rispetto del patrimonio archeologico, promuovendo un turismo culturale consapevole, che si discosta dalla prassi consumistica delle folle oceaniche che invadono incontrollate siti e monumenti ad alto rischio di degrado; tale genere di proposta si fa inoltre portatrice di un’idea di democratizzazione della cultura, allargando il bacino di fruibilità del patrimonio archeologico e storico-artistico anche a coloro che, ad esempio, non hanno la possibilità di recarsi in Egitto.
Donatella Avanzo